Dimissioni Ospedaliere Protette: procedura per la presa in carico da parte di Paxme

Dimissioni Ospedaliere Protette: procedura per la presa in carico da parte di Paxme

Il processo delle dimissioni ospedaliere protette è un momento delicato che richiede una serie di passaggi ben definiti per garantire una transizione sicura ed efficace dal contesto ospedaliero a quello domiciliare.

Le dimissioni protette si avviano a partire da una richiesta che il reparto ospedaliero rivolge all’ufficio di dimissioni protette dell’ospedale e seguono un iter specifico a seconda dell’area geografica di riferimento.


L’ospedale comunica al distretto di appartenenza del paziente la necessità di attivare le dimissioni ospedaliere protette. Il distretto richiede al paziente di scegliere l’ente gestore (Paxme è tra le possibilità di scelta a disposizione del paziente). Il distretto si rivolge all’ente gestore per richiedere la disponibilità per la presa in carico.


Una volta che la scelta del paziente viene accolta dall’ente gestore, il distretto inserisce la richiesta e i dati del paziente all’interno del Sistema di Gestione Digitale del Territorio (SGDT), può così iniziare il processo di presa in carico.


A seguito dell’iter di attivazione, Paxme si occupa di concordare direttamente con il paziente la data della prima visita e di inviare i suoi professionisti per la presa in carico effettiva.

Paxme tips: accorgimenti domestici per facilitare l’assistenza del paziente con demenza

Paxme tips: accorgimenti domestici per facilitare l’assistenza del paziente con demenza

Non esiste attualmente una cura per la demenza e gestire un paziente affetto da questa patologia rappresenta una sfida significativa per i familiari e caregiver. Tuttavia, sono disponibili strategie specifiche che possono essere implementate sin dalle prime fasi della malattia.

 

Generalmente, il paziente con demenza sperimenta un declino cognitivo progressivo ed è quindi consigliabile prepararsi in anticipo per fornire il miglior supporto possibile. La demenza riduce drasticamente l’autonomia del paziente, spesso costringendolo a rimanere in casa. Di conseguenza, è fondamentale rendere l’ambiente domestico sicuro e accogliente. Alcuni consigli pratici: evitare ostacoli come i tappeti e rimuovere mobili che intralciano il passaggio, evitare ambienti troppo luminosi e rumorosi, impostare la giornata con orari precisi e ripetuti.

 

Dal punto di vista relazionale, instaurare una comunicazione efficace con il paziente è un aspetto fondamentale e cruciale. È importante utilizzare un linguaggio semplice per evitare confusione e integrare gestualità per facilitare la comprensione. Consigliabile fare domande la cui risposta è breve oppure un si/no.

Inoltre, i familiari che si prendono cura della persona con demenza devono concedersi momenti di riposo e svago, riconoscendo l’importanza del prendersi cura di sé stessi per poter continuare a essere un sostegno stabile e affettuoso per il proprio caro.

 

Nel complesso, l’assistenza ai pazienti affetti da demenza è essenziale non solo per garantire una qualità di vita dignitosa al malato, ma anche come sostegno per i familiari, che affrontano con coraggio e dedizione una prova che mette alla prova la forza del cuore e la compassione umana.

 

Con oltre 20 anni di esperienza, Paxme si distingue per la sua affidabilità e competenza nel campo dell’assistenza alla persona con demenza attraverso un approccio olistico dell’equipe che è incentrato sulle esigenze individuali del paziente, creando piani di cura personalizzati per garantire il massimo benessere.

La demenza senile: le dimenticanze come segnale d’allarme

La demenza senile: le dimenticanze come segnale d'allarme

L’invecchiamento è un processo che spesso comporta l’insorgenza di dimenticanze, le quali, con il tempo, possono diventare segnali preoccupanti sia per l’individuo che per i suoi familiari. Le smemoratezze possono rappresentare un campanello d’allarme per l’insorgenza di malattie neurodegenerative progressive, quali le demenze.

 

 

Si può parlare di piccole dimenticanze età correlate, quindi da non imputare a una malattia neurodegenerativa, quando la persona ad esempio non ricorda un nome proprio oppure dove ha riposto un oggetto. Gli anziani tendono a ricordare più facilmente il loro passato legato a emozioni positive, mentre il presente risulta loro difficile da memorizzare.

 

 

Vanno considerati veri e propri campanelli d’allarme episodi di perdita dell’orientamento al di fuori di casa, incapacità ad eseguire piccoli compiti domestici oppure non ricordare nomi di oggetti comuni. Altri elementi importanti sono la perdita di autonomia personale, cambiamento del carattere con facile irritabilità oppure depressione.

 

 

Adottare uno stile di vita sano, fare attività fisica regolare, seguire un’alimentazione equilibrata e mantenere una vita sociale attiva, coinvolgendo la mente in attività cognitive come le parole crociate o i giochi di società, può contribuire a mantenere allenata la mente e ritardare l’insorgenza di vuoti di memoria.

Lo staff specializzato di Paxme, in caso di deficit di memoria, è qualificato a potere valutare il quadro somministrando il MMSE (Mini Mental State Examination): un breve test di screening che permette di valutare il reale stato cognitivo.

 

 

In caso di campanelli d’allarme o test patologico, vengono dati consigli pratici e prescritta una valutazione medica specialistica neurologica o geriatrica.

 

 

In definitiva, una diagnosi di demenza rappresenta una sfida non solo medica e sociale, ma anche un richiamo all’importanza della ricerca, della consapevolezza e dell’empatia nell’affrontare una malattia che continua a ridefinire la nostra comprensione della mente umana e della resilienza delle famiglie. In un contesto in cui la demenza senile sono sempre più presenti, Paxme si impegna a offrire supporto concreto e professionale, accompagnando i pazienti e le loro famiglie lungo tutto il percorso della malattia. Con Paxme, la casa rimane il luogo di cura, di sicurezza e di tranquillità.

Paxme e C-Dom: nel cuore dell’assistenza domiciliare

Dipendente Paxme che aiuta una persona anziana disabile

Paxme e C-Dom: nel cuore dell’assistenza domiciliare

L’assistenza domiciliare integrata (ADI), oggi conosciuta come C-Dom, rappresenta un servizio sanitario che garantisce assistenza sanitaria a persone non autosufficienti e in condizioni di fragilità.

Le cure domiciliari (C-Dom) offrono percorsi assistenziali a domicilio, assicurando la continuità della prestazione all’assistito evitandone, per quando possibile, l’ospedalizzazione.

 

 

Paxme, grazie al suo team di infermieri, fisioterapisti, OSS, psicologi e medici specializzati, rappresenta un punto nevralgico nell’ampia rete delle cure domiciliari, operando con trasparenza, professionalità e rispetto.

 

Nello specifico, l’intervento dell’équipe di Paxme è richiesto soprattutto nella cura delle lesioni cutanee, che siano esse da pressione o vascolari, di bassa o media complessità. Anche la riabilitazione rappresenta un tassello cardine del servizio di Paxme: con una percentuale di assistiti che si aggira attorno al 15%. I fisioterapisti Paxme si prendono cura dei bisogni riabilitativi dei pazienti con grande costanza e professionalità.

 

Paxme si occupa inoltre della gestione di cateteri vescicali, sonde e stomie per garantire ai pazienti un benessere e sollievo costante, migliorandone la qualità di vita a lungo termine.

 

 

Il cuore dell’assistenza domiciliare di Paxme batte più forte nel campo degli interventi specializzati, bisogni complessi che mettono in evidenza la qualità dell’operato e delle prestazioni di tutto il team: la cura di casi complessi e la gestione di ferite mediate l’utilizzo della vacuum therapy sono solo alcuni esempi di interventi articolati sostenuti da risposte multiprofessionali offerte dall’équipe di Paxme.

 

 

A livello territoriale, si rileva un dato di ATS Brianza dove la principale causa di presa in carico è stata rappresentata dalle lesioni cutanee, sia da pressione che vascolari (nel 45% dei casi), seguito dal 19% dei casi per cui le prestazioni hanno riguardato la gestione di cateteri vescicali, sonde e stomie. Nel 17% bisogni di tipo riabilitativo e nel 14% bisogni complessi sostenuti da risposte multiprofessionali ed interventi integrati.

Paxme tips: Aderenza terapeutica e riuscita della cura

Paxme tips: Aderenza terapeutica e riuscita della cura

Quella dell’aderenza terapeutica è una tematica fondamentale in ambito medico, poiché in grado di influenzare l’efficacia o la mancata riuscita di una determinata terapia farmacologica.

Aderire alla terapia, per il paziente, significa seguire le raccomandazioni del medico riguardo modalità, tempi, dosi e frequenza d’assunzione dei farmaci prescritti per l’intero ciclo di cura. Maggior aderenza significa minor rischio di ospedalizzazione e maggior benessere per l’assistito.

 

 

Le cause imputate ad una scarsa aderenza terapeutica comprendono da un lato fattori legati alla complessità delle cure stesse e dall’altro fattori socioeconomici, scarsa sensibilità dell’assistito e poco supporto da parte del caregiver e congiunti. 

 

 

Alcuni dati permettono di comprendere meglio la portata della problematica. Il 50% dei pazienti in trattamento con antidepressivi sospende i trattamenti farmacologici nei primi tre mesi dall’avvio della terapia, ed oltre il 70% nei primi sei mesi.

 

 

Come ovviare alla mancata aderenza terapeutica? Esistono molteplici percorsi, tutti potenziali e specifici per ciascuna patologia, popolazione e contesto.

 

In linea generale, le strategie che sembrano migliorare l’aderenza sono: il monitoraggio costante dell’assistito e dei suoi caregiver, l’informazione chiara da parte del medico e dei professionisti sulle motivazioni per cui è necessario seguire con costanza la terapia.

 

Una componente rilevante per favorire la buona riuscita della terapia, inoltre, è la creazione di un rapporto di fiducia tra medico e assistito.

 

 

Paxme, attraverso la sua équipe, si adopera nella sua attività quotidiana per favorire l’adesione alla terapia: assistito e caregiver partecipano al processo decisionale, poiché l’aderenza terapeutica è prima di tutto un comportamento che deve seguire una prescrizione chiara, condivisa e compresa dal paziente. Allo stesso modo, caregiver e assistito vengono motivati al monitoraggio oggettivo della patologia, che deve seguire l’instaurarsi di abitudini in grado di favorire l’aderenza ai tempi e modi prescritti.

 

 

L’aderenza terapeutica è un processo dinamico influenzato da molteplici fattori, tutti legati all’identità del singolo soggetto: per Paxme ogni presa in carico è unica e l’ascolto dei bisogni è fondamentale per comprendere le difficoltà e trovare la soluzione adatta al singolo caso.

I disturbi del sonno in età senile

I disturbi del sonno in età senile

I disturbi del sonno sono un problema comune a molte persone, specialmente in età avanzata. Effettivamente, con l’avanzare dell’età anche il sonno subisce cambiamenti fisiologici qualitativi e quantitativi: la difficoltà ad addormentarsi può aumentare e il sonno può diventare sempre più instabile incrementando i microrisvegli notturni.

 

 

Una tra le principali cause nella difficoltà del sonno può essere legata alla melatonina. Si tratta di un ormone prodotto dalla ghiandola pineale nel cervello ed è fondamentale nel regolare il ciclo sonno-veglia. La sua produzione tende a diminuire con l’avanzare dell’età, rendendo più difficile addormentarsi.

Esistono inoltre diverse patologie che influiscono negativamente sulla qualità del sonno in età senile, tra esse la demenza, i disturbi urinari, le patologie cardiovascolari e neurologiche, i dolori articolari e, infine, problemi digestivi.

 

L’insonnia si correla spesso con problemi psicologici e sociali, quali ansia e depressione, spesso scatenate nell’anziano dalla solitudine.

 

Alcuni farmaci, infine, possono avere effetti importanti sull’organismo, interferendo con la qualità del sonno.

 

Le conseguenze della mancanza di sonno nei soggetti più anziani possono essere di vasta portata, favorendo l’insorgere o il peggioramento di patologie e problemi di salute. La mancanza di sonno provoca inoltre affaticamento, aumentando i rischi di caduta e incidenti dovuti alla diminuzione dell’attenzione.

 

 

Paxme offre dei suggerimenti utili per migliorare la qualità del sonno e, contestualmente, quella di vita: avere uno stile di vita sano favorendo l’attività fisica leggera, sostenere una routine quotidiana che ben scandisca i ritmi sonno-veglia in modo costante, promuovere momenti di socializzazione e l’esposizione alla luce solare evitando quella artificiale, sono sicuramente fattori a cui prestare attenzione.

 

 

Oltre a seguire questi consigli utili, Paxme è a disposizione con i suoi professionisti, in grado di definire interventi terapeutici mirati al ripristino della quantità e qualità del sonno, portando benefici sia al paziente che ai caregiver responsabili delle sue cure.

Regione Lombardia: servizi sociosanitari e sociali del territorio

Regione Lombardia: servizi sociosanitari e sociali del territorio

Quello dell’assistenza sanitaria domiciliare è uno tra i principali servizi offerti da Paxme che vanno ad inserirsi nella molteplicità di prestazioni sociosanitarie e sociali a disposizione del cittadino sul territorio della Lombardia.

Dalle cure domiciliari più semplici, quali fisioterapia e medicazioni, a cure più complesse come le cure palliative domiciliari, Paxme garantisce un’assistenza appropriata a pazienti fragili, contribuendo ad evitare ricoveri inappropriati e favorendo il benessere psicofisico della persona.

Attraverso un servizio di sinergia per le cure domiciliari, inoltre, Paxme promuove il coordinamento con i Medici di Medicina Generale e informa i cittadini sulle potenzialità offerte dal Sistema Sanitario Regionale, quali la Misura B1, la Misura B2, la RSA Aperta e il SAD.


Grazie alla Misura B1 Regione Lombardia sostiene la permanenza domiciliare del paziente fragile in condizione di disabilità gravissima (non autosufficienza). Tale misura si realizza attraverso l’erogazione di un contributo economico mensile ed un eventuale voucher sociosanitario.

La Misura B2 sostiene la permanenza presso il proprio domicilio di persone in condizione di disabilità grave attraverso, anche in questo caso, l’erogazione di un contributo economico che varia dal buono sociale all’assegno per l’autonomia.


L’RSA Aperta offre la possibilità di usufruire di servizi che favoriscano la permanenza della persona al domicilio, allo scopo di rinviare nel tempo la necessità di un ricovero all’interno di una struttura residenziale. La misura consente l’erogazione di una molteplicità di prestazioni, tra le quali interventi di stimolazione cognitiva, interventi di supporto psicologico, riabilitazione motoria, nursing, igiene personale completa.

Il Servizio Assistenziale Domiciliare (SAD) offre infine una serie di prestazioni quotidiane di natura socioassistenziale che vengono effettuate presso il domicilio del paziente. Il servizio SAD propone diverse prestazioni, tra le quali: attività volte alla cura della persona come l’igiene personale, attività volte al mantenimento del benessere psicofisico, attività di supporto all’alimentazione, alla socializzazione e alla relazione con l’altro.

La valutazione del rischio di caduta al domicilio

La valutazione del rischio di caduta al domicilio

La gestione e la prevenzione delle cadute nei soggetti anziani rappresenta un aspetto clinico-assistenziale di prim’ordine al fine di scongiurare danni psico-fisici gravi nei soggetti fragili.

Per questo motivo i sistemi sanitari e le organizzazioni focalizzano i loro sforzi nella gestione e prevenzione dei danni da caduta.

 

 

In Italia si verificano circa 3-4 milioni di incidenti all’anno, molti dei quali causano gravi danni ai soggetti fragili: disabilità, ricoveri e molto spesso mortalità. Aspetto spesso trascurato è quello relativo ai danni psichici della caduta. Paura, ansia e perdita di sicurezza possono portare l’anziano all’isolamento sociale e al declino funzionale.

 

 

La caduta, pur essendo un evento improvviso, non intenzionale e inaspettato, è prevedibile: si stima che circa il 78% delle cadute sia prevenibile previa identificazione dei fattori di rischio soggettivo nel paziente anziano.

 

Con il termine “fattori di rischio” si intendono tutte quelle condizioni che concorrono ad aumentare le possibilità che si verifichi un evento dannoso per la persona anziana. I fattori di rischio si possono distinguere in intrinseci ed estrinseci: i primi riguardano età del soggetto, eventuali patologie, uso di farmaci, deficit visivi e auditivi, ecc, mentre i secondi riguardano aspetti relativi alla struttura e/o al domicilio nel quale l’anziano deambula (illuminazione degli ambienti, mancanza di corrimani, gradini troppo alti o stretti, mancanza di tappeti antiscivolamento).

 

 

Paxme, grazie alla sua équipe competente e specializzata, possiede tutti gli strumenti per eseguire una valutazione personalizzata sul soggetto fragile, al fine di instaurare con lui un vero e proprio percorso di educazione terapeutica e attribuire una classe di rischio, sulla base della quale verrà messa in atto una vera e propria strategia anti-caduta.

 

Paxme tips: Le ferite della cute negli anziani

Assistenza per le cure domiciliari per le persone allettate

Paxme tips: Le ferite della cute negli anziani

Le lesioni della cute negli anziani sono ricorrenti, è possibile intervenire per attenuare la comparsa di ferite e lacerazioni.

Innanzitutto, bisogna sapere che la cute è formata da sostanze quali collagene ed elastina, che conferiscono alla cute forza ed elasticità. Con l’avanzare degli anni la produzione di queste sostanze diminuisce, rendendo la cute sottile e fragile. Per questo motivo una minima forza meccanica può provocare lesioni della cute nei soggetti più anziani.

Risulta impossibile invertire il fisiologico processo di invecchiamento della cute. Si possono però rallentare gli effetti al lungo termine, migliorando flessibilità e resistenza, grazie ad una adeguata nutrizione, ricca in proteine e vitamine, e idratazione per bocca e locale.

Le conseguenze provocate da queste ferite non sono da sottovalutare: una lesione cutanea superficiale può nascondere una sofferenza dei tessuti più profondi per diminuzione dell’apporto sanguino con rischio di necrosi.

Alcuni accorgimenti utili da mettere in pratica quotidianamente sono: proteggere la pelle da fattori esterni che possono provocare lesioni, seguire un’alimentazione sana e ricca di vitamina E, bere molta acqua, mantenere il corpo pulito e idratato mediante l’utilizzo di unguenti, evitare l’esposizione ai raggi UV.

In caso fosse necessario un trattamento domiciliare a seguito di una lacerazione cutanea si consiglia, dopo essersi accuratamente lavati le mani, di pulire e disinfettare la ferita con garze sterili e disinfettanti non alcolici.

Una volta eseguito il trattamento è necessario consultare un professionista sanitario qualificato, il quale potrà valutare la tipologia di lesione e adottare protocolli di medicazione al fine di favorire la cicatrizzazione e riepitelizzazione.

Paxme, grazie ad un team di professionisti formati con esperienza, è in grado di prescrivere una cura personalizzata in base alle esigenze del paziente, offrendo un trattamento specifico.

Hospice San Martino: punto di riferimento per le cure palliative nel territorio di Como

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Hospice San Martino: punto di riferimento per le cure palliative nel territorio di Como

L’Hospice San Martino prosegue il suo impegno e la dedizione verso la comunità del territorio di Como e provincia. La struttura di via Castelnuovo 1 a Como è gestita dal Consorzio A.S.P e, nel 2023, ha accolto e assistito circa 200 persone.

Oltre il 25% dei pazienti accolti e assistiti all’interno della struttura, non sono affetti da patologie oncologiche bensì altre patologie, tra le quali le demenze.

 

L’Hospice San Martino accoglie e si prende cura della persona rispondendo ai suoi bisogni sanitari, sociosanitari, psicologici, sociali e spirituali, portando avanti anche un impegno nella diffusione della conoscenza riguardo le cure palliative.

 

Secondo Cristian Belloli, direttore dell’Hospice San Martino, quello che è importante sottolineare è che all’interno dell’Hospice l’impegno quotidiano è costantemente rivolto a migliorare il tempo della vita delle persone che si affidano alle cure. La vita in struttura è definita dalle connessioni umane e dalle storie dei pazienti, delle loro famiglie e di tutte le figure professionali che intervengono nel percorso di cura: medici, psicologi, infermieri, fisioterapisti, psicologi, operatori sociosanitari, ausiliari socioassistenziali, assistenti sociali.

 

In qualità di direttore dell’Hospice, Cristian Belloli parteciperà all’incontro ‘Medicina e limite: curare e prendersi cura. L’apporto della dimensione spirituale” organizzato dall’Associazione A.MA.TE ODV e la Comunità Pastorale di Albate Muggiò con l’obiettivo di diffondere la conoscenza sulle cure palliative.

 

Aperto a tutti, l’incontro si terrà venerdì 16 febbraio alle ore 20.45 presso la Parrocchia di Albate – Sala della Comunità in via Sant’Antonio, 47 nel quartiere Albate.

Interverranno Alberto Giannini, direttore S.C. di Anestesia e Rianimazione Pediatrica dell’Ospedale dei Bambini ASST Spedali Civili di Brescia e Don Alberto Frigerio, Professore di Bioetica all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano.

 

L’incontro ha il patrocinio di Regione Lombardia e della Federazione Cure Palliative.